Arcangelo Bove riceve le scuse dell’Anafe e viene riammesso

Frode e riccettazione: Svapo innocente.

Svapoweb, torna il sereno

 

L’incubo di Arcangelo Bove, titolare dell’azienda italiana Svapo web, è finito: il 33enne è stato difatti riammesso, dopo le vicende giudiziarie che hanno coinvolto la sua impresa, all’Anafe, l’associazione nazionale di cui fanno parte i produttori di fumo regolarmente iscritti a Confindustria.

I fatti che avevano portato alla sua espulsione dal registro risalgono allo scorso mese di marzo, quando una serie di controlli condotti all’interno del quartier generale dell’azienda avevano fatto emergere alcune presunte irregolarità.

L’operazione, nella primavera del 2016, era stata condotta dai carabinieri della stazione di Airola, coadiuvati dal personale degli uffici doganali di Benevento e di Napoli.

Al termine dell’attività di controllo erano stati denunciati Bove e l’amministratore unico di Svapoweb.it, con l’accusa di ricettazione, frode nell’esercizio del commercio e mancato pagamento delle tasse, sia indirette che dirette, per un importo pari a 700.000 euro.

 

Accusati per un errore amministrativo

 

L’opinione pubblica si accanì contro di loro soprattutto perché i due, secondo quanto riferito dall’autorità, non furono in grado di fornire alcuna prova documentale in merito alla provenienza dei liquidi da inalazione che furono ritrovati all’interno del magazzino merci.

Erano ancora inscatolati, perché appena consegnati dal corriere.

Ma il fatto che non fossero corredati da fattura fece emergere dei seri dubbi in merito alla loro conformità alla legge.

Le apparecchiature e i locali dell’azienda, per un valore complessivo di 1,2 milioni di euro, finirono subito sotto sequestro.

Fu proprio la mancanza delle fatture relative a quella merce, ancor più dello scandalo legato all’evasione fiscale a loro contestata, a far finire nel tritacarne Bove e il suo socio.

Assenza che il titolare di Svapo Web ha sempre giustificato spiegando che quella merce era arrivata prima del previsto e che, di conseguenza, le fatture non erano ancora state redatte dal personale amministrativo impiegato nell’azienda.

È un’operazione, questa, che, in effetti, non va fatta contestualmente all’arrivo di quanto ordinato: la legge, infatti, dà la possibilità di fatturare a posteriori, ma pur sempre entro un limite massimo di tempo che l’azienda, comunque, ad onor del vero, non aveva ancora sforato.

Ciò nonostante, Arcangelo Bove è finito sotto processo, costretto a sospendere la sua attività imprenditoriale fino a che la giustizia non avesse fatto il suo corso.

 

SvapoWEB: sede e merce dissequestrate dal tribunale del riesame 

 

Alla fine, il tribunale del riesame della città di Benevento lo ha scagionato da ogni accusa.

Al termine di una lunga attività d’indagine è stato appurato, infatti, che il titolare non aveva commesso nessuno dei reati a lui imputati, men che meno le irregolarità amministrative di cui si è tanto discusso.

I beni a cui erano stati apposti i sigilli sono dunque stati immediatamente dissequestrati e restituiti al legittimo proprietario, che nel giro di pochi giorni ha ripreso la sua attività e riaperto lo store online.

Una notizia, questa, che è stata accolta positivamente dai consumatori, che hanno sempre tirato le parti dell’azienda sostenendo che proponesse prodotti di ottima qualità e che sarebbe stato un peccato se l’avessero chiusa per sempre.

Nel momento stesso in cui Bove è stato scagionato, l’Anafe, che lo aveva allontanato in via del tutto precauzionale, lo ha subito riammesso, chiedendo scusa e mettendo la parola fine ad una vicenda giudiziaria che ha segnato, ma non messo ko, il titolare di una delle più floride aziende del Bel Paese.

Il sito svapo web torna online e l’accusa conclusasi nel migliore dei modi.