Sale il prezzo del petrolio ma l’IEA non è convinta

Sale il prezzo del petrolio ma l'IEA non è convinta

Il prezzo del petrolio continua la sua strada in salita. Degli ultimi giorni è la notizia dell’impennata del West Texas Intermediate texano, che è stato scambiato a 47,20 dollari al barile. In corsa anche il Brent, scambiato addirittura a 50,64 dollari. E pare che l’incredibile impennata sia dovuta alla questione vaccini legata alla pandemia. Le ultime scoperte sul fronte medico hanno infatti completamente rimosso l’incertezza che gravava sul mercato petrolifero. Questa correlazione sembra davvero incredibile, soprattutto agli occhi degli inesperti. Eppure c’è chi non è fiducioso: l’IEA sostiene che il vaccino contro il Covid non riuscirà a risollevare il mercato del petrolio.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha infatti espresso posizioni di criticità poiché prevede un nuovo decremento della domanda globale di greggio per il 2021. L’IEA, nonostante i risultati di Brent e West Texas Intermediate, stima un calo previsto di 1,2 milioni di barili quotidiani. Secondo l’IEA quindi anche se il vaccino contro il Coronavirus arrivasse entro la fine della stagione invernale e in compresenza a un rallentamento pandemico, la domanda di petrolio per il 2021 sarebbe lo stesso in crisi. Queste considerazioni stroncano certamente l’entusiasmo dei mercati dopo il rialzo del prezzo del greggio successivo all’annuncio del vaccino Pfizer.

Il prezzo del greggio tra alti e bassi 

L’IEA, l’Agenzia Internazionale dell’Energia con sede in Francia nella capitale parigina ne è convinta. Nonostante la risalita dei prezzi in seguito all’annuncio del vaccino contro il Coronavirus della Pfizer, la domanda di petrolio è sulla strada della catastrofe. Il crollo stimato dalle  elaborazione dell’agenzia sarebbe di 8,8 milioni di barili al giorno. Si tratterebbe di una discesa priva di eguali precedenti, che farà chiudere l’anno in corso con una media di 91,3 milioni quotidiani. 

Ottobre, Novembre e Dicembre 2020 hanno portato le stime a 1,2 mln al giorno di barili e tutto questo anche in previsione del rimbalzo della domanda di 6 mln di barili al giorno in qualità di media prevista per il nuovo anno che si sta approssimando, il 2021. Per l’IEA il quadro è disincantato ed è relativamente ed obiettivamente troppo presto per prevedere se e quando l’avvento dei vaccini permetterà la ripresa della normalità anche sul fronte del mercato finanziario e del petrolifero. L’agenzia non vede un impatto significativo neanche nella prima parte del 2021.

La crisi OPEC+ 

La preoccupazione coinvolge inoltre l’accordo OPEC+. Questo da 4 anni ha posto regole ferree in merito all’andamento dei mercati globali per andare in crisi nella scorsa primavera a causa di tensioni tra la Russia e Riad. A inizio anno nuovo si penserebbe a un nuovo aumento della produzione ma i mercati tornerebbero in agitazione. Potrebbe quindi scaturire una crisi inerente le riserve di greggio. Se l’OPEC+ andasse avanti con un aumento dell’offerta di 2 mln di barili al giorno, i paesi produttori nel primo trimestre 2021 non esaurirebbero le scorte petrolifere globali. Attualmente queste sono in calo di un terzo rispetto al previsto.

La questione delle riserve petrolifere è un punto chiave e critico dell’intera situazione del greggio. Nella scorsa primavera sono state proprio le riserve a far collassare il mercato del greggio e a far precipitare il prezzo del barile sotto il segno negativo. Bisognerà attendere la fine dell’anno e gli inizi del 2021 per capire cosa succederà sul fronte del petrolifero e del mercato del greggio. Le ultime voci vedono la necessità di operare dei tagli al posto dell’incremento della produzione. Quest’ultima negli ultimi mesi è stata senza dubbio un argomento che si può definire scottante.